CORSI DI KARATE

L’ESPRESSIONE DELLE ARTI MARZIALI

Il karate è un’arte marziale. La parola karate significa “mano” (-te) “vuota” (kara-) ad indicare un metodo di combattimento senza armi.

Lo scopo ultimo della pratica del karate è di migliorare il proprio carattere ed elevare il proprio spirito. L’apprendimento dell’arte passa attraverso lo studio di tecniche di combattimento che riguardano l’uso di pugni, calci, percosse, parate, leve articolari e proiezioni nonché l’uso del corpo negli spostamenti in tutte le direzioni. Con l’allenamento si pratica un’ottima ginnastica per lo sviluppo della forza, dell’equilibrio, della velocità e della coordinazione.

Lo stile pone particolare attenzione alla mobilità, alla velocità e soprattutto alla fluidità delle tecniche con un uso sapiente del Taisabaki Caratteristica importante è inoltre l’ampio bagaglio di Jujitsu con lo studio approfondito di proiezioni (nage-waza), leve articolari (kansetsu waza), immobilizzazioni e strangolamenti (shime waza) che si accompagnano all’uso degli atemi waza (tecniche di percussione) derivati dal karate il cui scopo è quello di causare un trauma anatomico in zone sensibili del corpo umano per neutralizzare l’avversario nel modo più rapido possibile (con colpi alle articolazioni, al femore, all’inguine, alle ginocchia, alle fluttuanti, al fegato, alla gola, alle orecchie ecc.).

Al classico schema “attacco-paratacontrattacco” il maestro sostituì quello più efficace di “attacco- contrattacco” rifiutando dunque un contrasto cruento ma prediligendo, al contrario, l’evasione (Nagashi) e la schivata. Nei Kihon Kumite, infatti, che si possono definire la “summa” degli insegnamenti del maestro Otsuka, ritroviamo un concetto dinamico particolarissimo caratterizzato da: “schivata-contrattacco-proiezione(o sbilanciamento)” in un unico gesto tecnico. Osserviamo in ciò il principio di flessibilità (Ju) tipico del Jujitsu con l’adozione del principio di circolarità dell’Aikido. In tutto questo assume particolare importanza la rotazione delle anche.

Tutte le tecniche Wado, in sostanza, richiamano all’essenzialità della difesa secondo il principio “sei ryoku zen‘ yo” (massimo risultato con il minimo sforzo). Fondamentale importanza assume nello studio degli atemi il controllo della respirazione e della muscolatura mediante la contrazione soltanto al momento dell’impatto per tornare immediatamente alla decontrazione muscolare.
Sulla base del Rykyu Kenpo To-Te-Jitsu, Otsuka elaborò una serie di principi dinamici e di combattimento derivati dalla sua esperienza nel Jujitsu che fanno del Wado Ryu un eccellente sistema di difesa personale.

QUESTI PRINCIPI POSSONO ESSERE RIASSUNTI IN VARI PUNTI CHIAVE:
Principio della flessibilità (Ju) attraverso tecniche di evasione e schivata
Principio del “sei ryoku zen‘ yo” (massimo risultato con il minimo sforzo)
Principio del ritorno dopo una tecnica di pugno (ikite) e di calcio (ikiashi)
Principio del Gosen-no-sen: nello stesso momento in cui si blocca l’attacco dell’avversario si contrattacca
Principio del Sensen-no-te: quando l’avversario cerca di attaccare prendendo l’iniziativa, viene bloccato, senza attendere la sua iniziativa e quindi attaccato prima che lo faccia lui.
Principi del movimento:
– Nagasu (lasciar correre, rapidità dell’acqua)
– Inasu (schivare, scivolare come una goccia di rugiada)
– Noru (avvolgere)
– Principio dello spostamento rapido e piccolo con posizioni raccolte e gambe meno statiche
– Principio di circolarità dell’Aikido

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